Archivio
Non deve morire così
Per fortuna Massimo Tartaglia è uno psicolabile. E per fortuna in mano aveva una statuetta del Duomo di Milano, non una pistola.
Se no avremmo anche dovuto assistere a mirabolanti equiparazioni tra Don Silvio e personaggi di reale spessore, come Itzaac Rabin e John F. Kennedy. “Martiri”, quelli sì, di azioni, ideali e cause non proprio ad personam.
Il primo, quando fu ucciso a Tel Aviv il 4 novembre del ’95, era anch’egli premier e venne assassinato dopo essere intervenuto a una manifestazione di piazza. Stesse circostanze del ferimento di Berlusconi.
A differenza del nostro aspirante imperatore, però, Rabin aveva compiuto un passo che sarebbe rimasto s
torico nel processo di pace israelo-palestinese, firmando nel ’93 gli Accordi di Oslo insieme a Yasser Arafat, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese. Per questo ricevette l’anno successivo il Nobel per la Pace e sempre per questo fu ammazzato da un estremista israeliano.
Il Nostro, invece, come solo i suoi non sanno (o meglio, fingono di non sapere) è “sceso in campo” per non finire in galera e, dopo 15 anni di riuscita latitanza pubblica, sta tentando oggi di dare il colpo di reni finale, girando i cannoni direttamente contro le istituzioni repubblicane del Paese, Costituzione in primis.
Dato che se n’è accorto addirittura Casini, possiamo considerare anche quest’ultimo aspetto come un fatto oggettivo, palese e incontrovertibile.
Altrettanto chiare sono le differenze oceaniche con John Fitzgerald Kennedy, vittima il 22 novembre 1963 dell’arcinoto attentato durante una visita ufficiale nella città di Dallas.
Considerato il personaggio che avrebbe cambiato per sempre gli Stati Uniti sotto il profilo della politica sia interna sia estera (un pò come Obama oggi), Kennedy e il suo omicidio sono ancora al centro di dibattiti e indagini storiografiche per stabilire la veridicità delle teorie complottistiche che starebbero alla base della sua morte.
Teorie complottistiche che partono tutte dall’assunto dell’eliminazione di Kennedy come mezzo per impedirgli di portare avanti la sua svolta democratica, pacifista e umanitaria.
Tuttavia, resta ancora un personaggio a cui sicuramente il popolo di Silvio avrà pensato. E a cui quelle due o tre testate giornalistiche o trasmissioni TV non ancora in mano ai comunisti si affretteranno, forse, (il destino ce ne scampi) ad associarlo: Papa Wojtyla.
Giovanni Paolo II, infatti, benchè colpito dai proiettili di Alì Agca, killer di professione, si salvò.
Stessa sorte toccata all’Improcessabile, quindi, pur essendo un tantino diversa la portata dell’attentato*. E meno male.
Per fortuna Massimo Tartaglia è uno psicolabile, dunque. E per fortuna in mano aveva una statuetta del Duomo di Milano, non una pistola.
Che cosa avrebbero dovuto vedere, altrimenti, i nostri occhi? E cosa udire le nostre orecchie?
E soprattutto: che cosa avrebbero dovuto ancora sopportare i nostri fegati?
*Oltrechè del personaggio, ma questo, naturalmente, è opinabile…
Logosondaggio
Per decidere quale delle due versioni che trovate qui sotto diventerà il logo della mia nuova vita da freelance, voglio farmi aiutare da voi, ovvero da chicchessia.
Perchè ho bisogno di un giudizio puramente estetico, di quelli che chicchessia può dare. Il perchè e il percome di certi elementi e della scelta dei colori appartengono alla sfera dei significati, ma c’è una componente (anzi, due) che è nata del tutto casualmente. Lasciarla o toglierla?
In sostanza, il dubbio che mi attanaglia è: “Alette gialle o non alette gialle?”
Io una mia piccola preferenza ce l’ho, ma dato che ho anche la possibilità di sondare il pubblico gusto, perchè non sfruttarla?

Commenti recenti