Un Grillo per la destra
Fare politica senza mischiarsi con la politica “tradizionale”: questa credevo fosse e dovesse restare la nostra cometa, la nostra essenza, la nostra differenza.
Sono stato anch’io un “grillino”. Uno della prima ora, di quelli che hanno visto nascere i Meetup e ci hanno dedicato tempo libero e passione. Con orgoglio e dedizione. Di quelli che hanno fatto il V-Day 1, l’unico e irripetibile, lontano anni luce dagli odierni e sterili “No Qualsiasi Cosa Day”.
Ero uno di quei “Garibaldini della democrazia” che avevano il sogno di sconfiggere la politica senza fare politica. O meglio, cercando di cambiare prospettiva alla politica, occupandosi concretamente di problemi tangibili nel quotidiano delle nostre realtà locali. Per cambiare le cose dal basso, semplicemente.
Ma in questo abbiamo fallito. Non per mancanza di volontà, tutt’altro, ma per insufficienza di mezzi. Insufficienza di mezzi ed estremo carisma di Beppe, che attirava su di sè, a livello nazionale, tutte le forze dei Meetup, soprattutto di quelli “piccoli” come il nostro. E così le questioni locali sono sempre passate in secondo piano. E anche così hanno iniziato a insinuarsi le prime idee di costituirci in liste civiche per presentarsi alle elezioni: facile soluzione all’insufficienza di mezzi.
Certo, solo entrando nei consigli comunali, provinciali e regionali si può avere la possibilità di “fare qualcosa”. Ma non era quello il nostro ruolo, non era quello il nostro obiettivo. O per lo meno non era il mio, che allora me ne sono progressivamente allontanato. Fare politica senza mischiarsi con la politica “tradizionale”: questa credevo fosse e dovesse restare la nostra cometa, la nostra essenza, la nostra differenza. Noi dovevamo fare il “lavoro sporco” di aprire gli occhi alla gente, renderla cosciente, consapevole, per coinvolgerla nel cambiamento. Perchè la politica cambia solo se è la gente a cambiarla e noi dovevamo contribuire a destare le coscienze e dirigere il cambiamento.
In Beppe vedevo proprio questo: un inimitabile “risvegliatore”, il comico Messìa che avrebbe indossato lo Stivale per dare un calcio al torpore anestetico calato dal berlusconismo e ci avrebbe riconsegnato la possibilità di avere la politica, quella vera.
Forse adesso Beppe si è fatto prendere la mano e ha portato con sè i suoi infaticabili e ammirevoli discepoli, a cui sono ancora affezionato. O forse invece ha scelto la strada giusta, ma ha sbagliato i tempi. Troppo presto, troppo in anticipo, se proprio doveva scendere nell’agone della politica “tradizionale”.
Hai fatto un exploit strepitoso, Beppe, ma che hai concluso? Avrai qualche consigliere, sei entrato là dove si può “fare qualcosa”. Ma con quei numeri che cosa puoi fare? Puoi portare la tua opinione direttamente nelle sedi opportune, certo. Ma la matematica, banalmente, non è un opinione. E’ concretezza, l’unica cosa che servirebbe adesso. Forse se n’è reso conto anche Di Pietro: ci serve la matematica per liberarci da quella che crediamo essere la causa principe dei mali del Paese. Poi potremo parlare di altro, poi potremo “fare qualcosa”. Ora i tuoi numeri ci hanno condannato a cinque anni di Lega, molto peggio della semplice “destra”. Adesso, Beppe, dei tuoi “numeri” non avevamo affatto bisogno.
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